Le maschere veneziane

Venezia oltre per le sue bellezze storiche e paesaggistiche è famosa nel mondo per le sue maschere.

Ai tempi della Serenissima, i veneziani erano soliti vestirsi in maschera non solo durante il periodo di carnevale, ma anche in altre festività dell’anno. Anche le donne si mascheravano, oltre per nascondere la propria bellezza, anche per non essere riconosciute se andavano in locali malfamati.

Oggi Venezia dà una grande importanza alle maschere artigianali. Il turista, girando per le calli, potrà trovare molti laboratori dove si producono le maschere.

La maschera più diffusa è quella di Pantalone. Nella commedia dell’arte, Pantalone si esprimeva in dialetto veneziano. Viene descritto come un uomo d’affari molto impegnato e si prodiga per combinare vari matrimoni per i propri figli, anche se spesso a svantaggio della felicità degli stessi.

Il costume è formato da un berretto di lana, una giubba rossa, braghe bianche corte da cui pendono una spada o una borsa. Sul volto è prevista la classica maschera col naso adunco , folte sopracciglia ed una curiosa barbetta appuntita che accarezza di sovente.

Una maschera meno conosciuta è la Moreta che è ovale e di velluto nero. Solitamente veniva usata dalle donne per coprirsi e non farsi riconoscere in strada. La maschera era completata da veli e cappellini a larghe falde che abbellivano i lineamenti femminili.

La Gnaga, altra maschera veneziana, copriva solo gli occhi e il naso e serviva per rendere i lineamenti femminili più soavi e dolci. Molto spesso veniva usato anche dagli uomini per esprimere la loro omosessualità.

Una maschera alquanto bizzarra è senza dubbio il Medico della Peste, formata da un lungo naso, simile al becco di una cicogna, che in origine, serviva come protezione per i medici quando stavano vicino agli ammalati di peste.